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Un Paese ancora in guerra. In cui la tortura esiste ancora.

Sono almeno una trentina i paesi i cui si combattono guerre. Più di ottanta, se si considerano quelli in cui sono disseminate mine antiuomo. Al numero impressionante di morti e feriti si aggiungono le milioni di vittime delle catastrofi innaturali che le guerre portano con sé: fame, sete, malattie, epidemie, povertà, sottosviluppo, devastazioni ambientali…

Cara Pace, ti Scrivo… è giunta alla quinta edizione. Ha raccolto nei precedenti quattro libri - da gente di ogni età, dai tre ai novant’anni, da ogni parte d’Italia e del mondo, da scuole, carceri, centri sociali - testimonianze, contributi, appelli a una cultura di pace che non sarà mai sufficientemente diffusa. In quattro anni ha devoluto a strutture ospedaliere in Afghanistan, Sierra Leone, Iraq e Sudan più di 12.000 euro.

Con l’edizione 2008/2009, oltre che perseverare nella diffusione di una cultura di pace, intende raccogliere fondi a favore di Amnesty International – campagne contro la violenza sulle donne; per i diritti civili. In un Paese dove la tortura esiste ancora (gli assurdi pestaggi alla Scuola Diaz, le violenze fisiche e psicologiche dentro la Caserma Bolzaneto, la barbara uccisione di Federico Aldrovandi), c’è sempre più bisogno di sottolineare come sessanta anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo siano passati quasi inutilmente. D’altra parte, in totale spregio della sua Costituzione, – articolo 11 – l’Italia è tuttora impegnata, vedi Afghanistan, in operazioni di guerra.

Domenico Monti